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Quei pionieri visionari che inventarono l’Enomeccanica di Canelli

Aggiornamento: 13 giu


È un settore che oggi fattura oltre 800 milioni di euro ed esporta in tutto il mondo cui mancava un tassello importante: una storia ragionata che raccontasse la sua ascesa dai primi Anni Cinquanta ad oggi. Da quando, cioè, alcuni canellesi “visionari” diedero inizio all’industria enomeccanica, oggi così importante per Canelli da assumerne i contorni di Distretto.

Un tassello che è stato colmato, dal lavoro del nostro direttore, Fulvio Lavina, e di Giuseppe Billella, fondatore di Radio Vega, che hanno dato alle stampe il libro “Gli uomini e le donne che fecero l’impresa di Canelli” (edizioni Fabiano, 151 pagine, 15 euro il costo).

Il libro di Lavina e Billella è un viaggio fatto di storie personali.

C’è la storia di Tommaso “Masino” Culasso, figlio di contadini della Langa della Malora che lascia casa a 12 anni per andare a lavorare come garzone a Torino. Diventerà un bravo meccanico, avrà una vita a dir poco avventurosa, tornerà a Canelli per lavorare alla Contratto e lì, tanto per dare la cifra dell’uomo, inventerà un motorino con il quale girava per la città destando la curiosità di tutti. Poi l’intuito: quel vino che già reggeva buona parte dell’economia canellese sarebbe cresciuto ancora e allora serviva costruire in casa quelle macchine enologiche che lui riparava e che, all’epoca, si compravano solo da tedeschi e francesi. Fonda la Omecc (Officine Meccaniche Enologiche Culasso Canelli) e diventa una potenza. La Omecc chiude nel 1981 e molti dei suoi ex operai, a loro volta, fondano delle aziende autonome cominciando ad allargare la base di questo settore.

C’è la storia di Sirio Aliberti, anche lui giovane uomo in cerca di lavoro tra Francia e Africa con il mestiere del fabbro nelle mani e nella testa: finita la guerra, recupera tre obici di cannone e ne ricava delle lastre che serviranno per costruire il primo pastorizzatore per gli spumanti di Bosca.

C’è la storia di Giuseppe Robino e Agostino Galandrino, che sviluppano un preciso segmento dell’enomeccanica, quello delle “gabbiettatrici” per apporre la chiusura in filo di metallo sui tappi di sughero degli spumanti.

C’è la storia di Pietro Cavagnino e Antonio Gatti che invece sono i primi ad industrializzare le etichettatrici per le bottiglie di vino.

Pionieri che hanno lavorato per far grande il mondo del vino canellese al pari dei vignaioli. In pochi anni furono gli imprenditori esteri che vennero a cercare le macchine enologiche a Canelli. Così come accade ancora oggi. Redazione - La Nuova Provincia [21 Settembre 2023]

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