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Il polo enomeccanico diventa squadra

Aggiornamento: 13 giu


Da Canelli a Santo Stefano Belbo nasce l’alleanza imprenditoriale tra dieci produttori di attrezzature per l’imbottigliamento e l’imballaggio.


Gli imprenditori del polo enomeccanico si mettono attorno a un tavolo, per la prima volta dopo tanti anni. Hanno in progetto di fare squadra per cogliere sfide e opportunità, ma soprattutto per superare le lacune del territorio, una su tutte la carenza di manodopera specializzata.


Si sono ritrovati in dieci, all’Innovation Hills della MarmoinoX: con il padrone di casa Paolo Marmo c’erano Alberto Cirio della Arol, l’azienda più grande del polo con circa 470 addetti nella sede di Canelli, Hicham Barida di Barida International, Serena Tosa del Gruppo Tosa di Santo Stefano Belbo, Leonise Scagliola della Enos, Lorenzo Rosselli della Robino & Galandrino, Fabio Finotto della Fimer, Giacomo Scaglione della Mas Pack Packaging, Alessandro Castagno della Eurostar e Fabrizio Panza della Mondo & Scaglione. Hanno deciso di promuovere un’associazione che punta ad aggregare tanti altri colleghi «tutti quelli che vorranno unirsi a noi, più saremo più la nostra azione sarà efficace», hanno spiegato all’unisono.


Si guarda al bene delle aziende, ma anche al contesto sociale ed economico del distretto industriale che, tra Canelli e Santo Stefano Belbo, concentra decine di aziende costruttrici di macchinari per l’imbottigliamento e l’imballaggio.


Una punta di diamante del packaging in Italia, aziende con prevalente vocazione all’export.


Per dare qualche numero basta dire che le dieci aziende promotrici dell’iniziativa, da sole, fatturano oltre 250 milioni di euro e occupano, tra il quartier generale a Canelli e gli altri stabilimenti, circa 1200 addetti.


La volontà unanime, dicono «è costituire un veicolo associativo che possa rappresentare le istanze collettive». Hanno fretta di fare, si ritroveranno nell’arco di pochi giorni con una bozza di statuto e un piano di lavoro. La prima urgenza? «La formazione, intesa come ricerca e preparazione di nuovi e futuri collaboratori», precisano.


Quasi tutte le aziende hanno già rapporti consolidati con il mondo della scuola, tante di loro mettono a disposizione borse di studio per i meritevoli. Mettendo insieme idee e risorse sono convinti che potranno fare di più: «Vogliamo contribuire a sviluppare la cultura del lavoro fin dalla scuola primaria - dicono - magari potremmo regalare alle scuole il vecchio gioco del meccano che ha ispirato tanti di noi. Chissà». È una piccola provocazione, ma tutto fa. Tra le alleanze preziose del futuro distretto spicca il Politecnico di Torino. La vice rettrice Giuliana Mattiazzo, intervistata dalla Stampa nel mese di marzo, aveva indicato l’interesse ad investire competenze sull’area canellese, supportando la creazione di un incubatore di start up, complementare a quello torinese. «L’area ha indubbiamente delle grandi potenzialità - aveva segnalato il presidente di 3IP Giuseppe Scellato - come altri distretti specialistici del made in Italy ha però la necessità di restare al passo con le esigenze di innovazione imposte dal mercato. Anche il mondo del packaging è in grandissima evoluzione, pensiamo alle innovazioni di processo, alla sfida sul riutilizzo dei materiali, ai nuovi modelli di business che passano dalla digitalizzazione. Il nostro incubatore è pronto a collaborare portando sia il metodo sia le competenze consolidate nel fare emergere progetti di “open innovation”».


Il requisito necessario? «La disponibilità delle imprese a fare sistema e a indicare i loro fabbisogni, le sfide percepite sul mercato a cui potremo dare risposta coinvolgendo anche i giovani talenti», aveva concluso Scellato.


L’iniziativa presa dal primo nucleo di aziende pare di buon auspicio per approfondire il progetto che è condiviso anche dall’amministrazione comunale canellese. Roberta Favrin - La Stampa [1 Luglio 2023]

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